Il libro di Calivà si presenta all'Ambasciata d'Albania a Roma

Prima di parlare di questo libro vorrei ringraziare l’Ambasciatore per aver accettato la nostra proposta di presentare questo volume in uno dei luoghi istituzionali, la cui attività è fondamentale per mantenere vivi i rapporti socio culturali tra Albania e Arbëreshë. Ringrazio anche gli altri illustri ospiti che interverranno oggi. Ognuno di loro sarà latore di un punto di vista importante e degno di attenzione. Queste memorie vanno preservate e custoditi, anche semplicemente tramite. L’atto di narrare ciò che ci succede è il nostro strumento per venire a patti con le sorprese e le stranezze della condizione umana. Una narrazione del passato che merita di essere ricordato implica una condivisone, contrariamente non sarebbe in grado di ispirare e orientare il singolo o la comunità verso una presa di coscienza e riflessione sul proprio vissuto, poiché il tempo, come diceva Paul Ricoeur, diviene umano nella misura in cui viene articolato in modo narrativo. La prima parte di questo volume contiene un sunto dei principali eventi storici che hanno coinvolto l’Albania dalla dichiarazione di indipendenza del 1912 fino all’arrivo dei profughi in Italia all’inizio degli anni Novanta. La trattazione storica risulta utile per contestualizzare le interviste, contenute nella seconda parte, e delimitare le coordinate necessarie per situare nel tempo i racconti di vita strutturati nelle stesse interviste che esibiscono le opinioni e l’habitus degli albanesi che hanno vissuto, in sequenza cronologica: i) l’ultimo decennio della dittatura di Hoxha, ii) le rivolte che raggiunsero il loro culmine con le proteste degli universitari, iii) la vicenda delle ambasciate e degli imbarchi.



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