Il Supplizio di Tantalo, tra guerra e pandemia
Da secoli, la mitologia greca ci offre chiavi di lettura indispensabili per interpretare la realtà e di sicuro non si è risparmiata neppure di questi tempi per accendere un lume e schiarire gli ingranaggi della contemporanea umanità immersa in una pandemia che da più di due anni miete vittime in ogni angolo della terra. Gli effetti più immediati sono stati quelli relativi a un profondo mutamento del nostro quotidiano assieme ai rapporti sociali messi duramente in discussione. Dopo un picco di contagi mai visto, in queste ultime settimane, grazie alle somministrazioni (quasi) di massa del vaccino, in fondo al tunnel una debole luce sembra smorzare l'oscurità. La prima cosa che viene in mente è la possibilità di un bramato ritorno alla normalità che consenta, finalmente, di gettare nell'oblio tutti quei discorsi che hanno prodotto fratture foriere di abissi in cui molti sono precipitati nell'intento di anteporre la propria individualità all'interesse collettivo. Nonostante tutto, proprio in questi giorni, una nuova guerra è scoppiata poco lontana dal nostro cortile di casa. I siti di informazione hanno spostato in fondo le notizie della pandemia per dare risalto allo scontro armato tra Russia e Ucraina, le cui conseguenze, secondo alcuni esperti di geopolitica, potrebbero portare alla Terza Guerra Mondiale. Purtroppo, quello tra Mosca e Kiev rappresenta solo uno delle decine di conflitti imperversanti nel mondo che corroborano l'idea secondo la quale le donne e gli uomini del globo sperimentino, continuamente, il Supplizio di Tantalo. Ovvero il patire derivante da quell'anelito di pace e serenità globale che mai potrà essere appagato. Secondo il mito, Tantalo, figlio di Zeus e Plutide, dopo aver rubato l'ambrosia alla tavola degli dei e offerto a quest'ultimi la carne del proprio figlio Pelope, venne gettato, per ordine di Zeus nel Tartaro e immerso in un laghetto legato ad un albero da frutta per patire eterna fame ed eterna sete. Infatti, quando Tantalo cercava di bere, il livello dell'acqua si abbassava, quando, invece, provava ad afferrare un frutto, i rami dell'albero si allontanavano.Oggi, a causa del potere anestetizzante di un mondo traboccante di interazioni social, fa sì che il supplizio di Tantalo sia subito solo da chi soffre realmente per le empietà di cui il mondo è teatro stabile, avendo la sensibilità di entrare in empatia per tentare di comprendere il dolore di chi vive effettivamente una determinata situazione negativa. Soggetti rari i primi. Soggetti comuni i secondi. Chi possiede una tale sensibilità, allorché si trova davanti all'esecuzione di un gesto umano, si illude sulla sussistenza della speranza che un autentico cambiamento, in meglio, sia ancora possibile. Tuttavia, se non si è abbastanza determinati, gli eventi avversi e ostili, sortiranno l'effetto di sopraffare la bontà delle azioni degne del bene di cui l'uomo è capace. In questo caso ogni aspettativa morale sarà destinata all'oblio e non vi sarà nemmeno più supplizio ma mera e nuda constatazione dell'irreversibilità della sofferenza. Ma anche il più esile e fragile atto generoso, rappresenta, pur sempre, una speranza che rende il supplizio, caso mai qualcuno lo provasse, meno greve.